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LA NONNA DEL BRENTA (Maria Salvaterra) da "VITA TRENTINA" del 04.12.1988    
Era piovuto in quel di Pinzolo, poco dopo mezzogiorno della domenica 13 novembre. Ma poi, il tempo s’era ricreduto. E aveva regalato un sia pur pallido solo autunnale, fra le pezze di sereno, permettendo cosi' un piu' caldo saluto a "la Maria del dodese", a Maria Salvaterra. Eravamo in tanti "nipoti" a rendere omaggio riconoscente ed affettuoso a questa incomparabile Figura di donna, che ha saputo dare il cuore a tutti, dai propri cari agli ignori frequentatori dei monti, dai massimi esponenti dell’alpinismo ai meno esperti turisti di fine settimana. Possiamo percio'concedergli, non solo condonarle come ingenuo vezzo, ma concederglielo a titolo di larga maternita', quel suo premettere ai nomi dei figli, dei nipoti, dei tanti amici il prefisso: "el me…", "la me …". Anche il sottoscritto ricorda commosso ogni arrivo lassu', al rifugio, e l’abbraccio immancabile della Maria: "El me don Silvano". "I me cantori della Sosat": erano i suoi prediletti. E avevano l’esclusiva per la commemorazione di fine luglio dei caduti della montagna. Quei canti, negli ultimi anni, dovette sentirli attraverso la ricetrasmittente, in diretta dal rifugio, impossibilitata ad essere lassu' . E l’abbiamo immaginata ascoltare, ormai tra le quinte del paradiso, ma presso al "Signore delle cime" e alla "Signora delle nevi", il canto sommesso dei suoi sosatini con l’ultimo omaggio nella chiesa di Pinzolo. A mamma Maria s’attaglia il titolo biblico di "donna forte": titolo da riservare a chi vive con gli altri e per gli altri. Nascondendo i suoi crucci – e ne ebbe di pesanti -, dimenticando i suoi affanni. Per essere sempre disponibile a esigenze urgenti, ma pure a richieste che potevano sembrare futili e pretenziose. Con mai smentita premura, cercando di prevenire o di sovvenire.

A volte, non rinunciando a severi richiami. In quarant’anni di gestione Salvaterra – assieme al marito ed ai figli inizialmente, col figlio Dolfo poi, e ancora in seguito con la figlia Nella – il "XII Apostoli" seppe mantenersi realmente "rifugio". La parola potrebbe dare l’idea di qualcosa di riduttivo… Ma quel che importa e' sapere che, pur migliorando capienza e recettivita', quel vecchio cubo di sasso, che dal lago asciutto sembra tanto lontano per nascondersi poi e riapparire civettuolo all’ultimo istante, ci attende in "stile di famiglia". Ricordo particolare della Maria e' legato all’originale chiesetta scavata nella roccia, monumento per tanti caduti della montagna … Divenne anch’essa la "sua chiesetta". Fece porre, a proprie spese, un lumino dinanzi ad ogni lapide, che si premurava di accendere nella sera antecedente e durante la messa di commemorazione. E dal rifugio, il tenue chiarore riverberava nella notte attraverso le braccia dell’imponente croce di roccia. Ha ricomposto fra le lacrime le salme di parecchi suoi "nipoti", compresa quella del venerato mons. Giuseppe Bonomini, incaricato nazionale per le chiesette alpine, e stroncato da un infarto proprio davanti alla chiesetta. Altrettanto sapeva incoraggiare, con un sorriso ed una battuta piena di speranza non convenevole, chi sulla montagna era rimasto ferito, felice poi di riabbracciare che si presentava rappezzato. Era a volte giustamente irritata per tutto cio' che offendeva una ecologia della montagna, davanti alle immondezze sparse o al comportarsi maleducato: per questo, sapeva richiamare gli sbracati ed esagitati con insospettata severita'; ma soprattutto sapeva incoraggiare i riservati con saggezza materna, tipica della gente umile ed esperta della vita. Personalmente, non posso che rimpiangerla. Anche perche' certe confidenze sue, di dolore e preoccupazione, erano consegnate in cuore di amico e di sacerdote. Lassu', su quelle rizze panchine, dietro al rifugio, al cospetto della Val Nardis che s’ingolfava di tenebra, mentre sull’orizzonte lontano, le vette ghiacciate del Care' Alto e della Presanella sembravano enormi barbacani impegnati a sostenere un cielo stracarico di stelle, la buona ed umile mamma Maria confidava le sue pene. Ma, pur dopo momenti cosi' umani, la conclusione era quella di una donna di grande fede: "… quello che Dio vuole!"

Per questo, mentre scrivo, sento qualche lacrima premere. E non me ne vergogno.

Silvano Candotti